mercoledì 6 giugno 2012

Un piccolo, piccolo assaggio di Indonesia

Con 240 milioni di persone, l'Indonesia è il terzo paese per crescita economica dell'Asia, dopo Cina e India... basta, veniamo alle cose "serie".


Jakarta dista due ore di volo da Kuala Lumpur e i due paesi, nonostante non corra buon sangue, hanno molte similarità dal punto di vista linguistico e culinario.


La capitale è famosa tra le altre cose, per il traffico e per il fatto che il livello di sicurezza per le strade (in tutti i sensi) non sia del tutto rassicurante. 


Questa breve premessa per dire che il mio agente, che mi ha scortato per tutta la settimana, non mi ha permesso di fermarmi in nessun chiosco per assaggiare il cibo locale ma le nostre cene ed i nostri pranzi si sono svolti in malls, in ambienti piuttosto asettici.


L'unico momento di vero cibo locale, in un vero Restoran locale è stato l'ultimo giorno, quando dopo due ore di auto siamo arrivati a Bandung per un incontro di lavoro.


Bandung è una cittadina adagiata fra le montagne e, diversamente da Jakarta, gode di un bel venticello che abbassa la temperatura e la rende quasi vivibile. Naturalmente l'umidità non ci abbandona e dopo le 5pm quasi ogni giorno scende una fitta coltre di nebbia che oramai nemmeno in Brianza riescono a ricordarsi.


Il pranzo si è svolto presso il Mie Naripan Restoran, una vetrina su un parcheggio, pochi tavoli all'interno e 3 tavolini all'esterno. 






Specializzato nei noodles, abbiamo ordinato il piatto principe di Bandung, ovvero Yamien Asim. Yamien deriva dal dialetto cinese Hokkien (parlato nella zona di Xiamen, di fronte all'isola di Taiwan) e, secondo il mio agente dovrebbe siginificare noodles, mentre Asim significa salato, dato che ne esiste anche una versione dolce (che lascio provare a voi).


Alla vista, si presenta come un normale piatto (o ciotolone) di noodles, asciutti e con un condimento di carne macinata cotta con spezie e erba cipollina sminuzzata. Al gusto è veramente buona e va mangiata così... al limite aggiungendo della pasta di chilli e/o della salsa di soya.



Mi dicono che da Jakarta vengono apposta per mangiarla a Bandung, dato che il sapore qui è totalmente diverso da quanto si possa trovare nella capitale. Tutto il mondo è paese, mi viene da pensare, però mi fido.


Come piatto di accompagnamento, forse per diluire l'asciutto dell'Asim, viene servito in automatico anche una ciotola di pangsit soup, ovvero un brodo chiaro speziato con 4 wanton (ravioli che possono essere cucinati appunto in brodo o sulla piastra o fritti), un paio di meat balls, un tocco di tofu cotto e del cavolo cinese.




Confesso che questo tipo di accompagnamento ci sta, si alterna una bacchettata di Asim e una cucchiaiata di questo brodino e il tutto fila giù liscio liscio.


La cosa però più interessante è arrivata alla fine.


Un frutto che di nome fa Salak, come una montagna che osserva Bandung dall'alto (e dove si è schiantato un volo di prova di un aereo civile russo alcune settimane prima, per la cronaca) e che ha alcune particolarità che, di nuovo, non si trovano da noi.




A parte la forma, che può lasciare spazio a varie digressioni, la cosa che colpisce è la buccia, a scaglie che ricorda in tutto e per tutto la pelle di un serpente, un pelo essicata.


Anche il Salak ha un odore strano prima di essere sbucciato, che diventa invadente una volta che la buccia viene facilmente rimossa




Come il Durian, appena messo in bocca, il sapore è parecchio diverso e dopo i primi secondi di disorientamento, ecco che arrivano gli zuccheri ad allietare la bocca. La consistenza è piuttosto asciutta ma fresca.


E così si è chiuso il pranzo e ci siamo ributtati nel traffico assurdo delle strade che portano a Jakarta.


Alla prossima

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2 commenti:

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